UNA BOMBA AL DON BOSCO...

Una bomba al Don Bosco………..

Febbraio 1945. Come tradizione, a metà del II trimestre, all’Istituto Don Bosco di Alassio, vengono programmati gli Esercizi Spirituali: tre giorni, giovedì-venerdì-sabato, in cui sono sospese le regolari lezioni per sostituirle con incontri formativi che si alternano con brevi intervalli; la scuola elementare e media nei cortili dell’Oratorio, il ginnasio nel cortile delle Bandiere, il Liceo nel grande campo, oggi in parte occupato dalla scuola e dal parcheggio.
Durante gli intervalli, per regolamento, nessuno può praticare sport pesanti (calcio, pallavolo, pallacanestro). Lo “sport” ai tempi in voga era quello delle biglie di terracotta.
E’ il 17 febbraio, sono le ore 10. Una quarantina di ragazzi, in età compresa tra i dieci e i tredici anni, sono intenti al gioco del “mucchietto”: contro il muro della Chiesa, sul campo in terra battuta, si fanno delle piccole piramidi con quattro biglie; i giocatori, due o più, si pongono a qualche passo di distanza e con una biglia cercano di colpire il mucchietto; vince chi riesce a disfare la piramide, guadagnando tutte le biglie.
Siamo verso la fine di una tragica guerra: miseria e disoccupazione rendevano questo gioco quanto di meglio potesse avere un ragazzo di quell’età: pertanto tutti erano intenti al gioco quasi fosse un lavoro.
Alassio era passata quasi indenne dalle distruzioni che la guerra aveva portato in altre zone d’Italia e ci si poteva ritenere fortunati, anche se i ragazzi andavano in giro con pantaloni rattoppati, con vestiti ereditati dal fratello maggiore o dal papà.
Quel giorno i ragazzi, che giocano contro il muro della Chiesa, sentono un sibilo; non hanno il tempo di alzare gli occhi, che un grosso proiettile lungo oltre un metro, va a configgersi nello spesso muro del campanile, ruotando quasi fosse un cavatappi. Non scoppia! Anzi, dopo un attimo, per effetto del suo peso, cade da circa 8 metri, sulle scale che dal campo portano alla sacrestia a pochi centimetri da dove giocavano i ragazzi. E di nuovo non scoppia! Un vero duplice miracolo!
Da dove è stato sparato il proiettile? E’ una domanda a cui non è mai stata data una risposta. Non era una bomba d’aereo, perché altrimenti si sarebbe conficcata nel terreno; l’unica risposta possibile è che poteva essere stato sparato da una nave al largo della Gallinara o da un bunker con postazione di artiglieria che si trovava sul Monte Bignone (infatti la parte del campanile colpita era quella da ENE). Ma che cosa volevano colpire se in questa zona non c’erano né postazioni militari né zone industriali? Sarà stato un colpo partito per errore?
Chi ha avuto modo di vedere le carte militari degli angloamericani avrebbe potuto notare che Alassio era cerchiata di rosso: non doveva essere bombardata. La grande nobiltà inglese che aveva costruito le sue splendide ville sulla prima collina, voleva salvaguardare la proprietà. E per tutto il periodo della guerra, Alassio non venne mai bombardata; il che rende ancor più misterioso il fatto capitato.
Lo spavento fu tanto, ma nessuno fu scalfito: questo indusse don Giuseppe Gaggero a condurre i ragazzi in Chiesa, dove venne cantato un TE DEUM di ringraziamento. Don Bosco ancora una volta aveva disteso la sua mano sul capo dei suoi figli!
L’anno dopo, il 3 febbraio, a ricordo dell’episodio, venne murata una lapide proprio nel punto dove il proiettile si conficcò.
Oggi, settembre 2011, a istanza di 65 anni, la lapide è stata restaurata dal M° Giorgio Gavaldo, per conto dell’Unione degli Exallievi/e di Don Bosco.
Antonio Tassara