DON BOSCO ARRIVA AD ALASSIO...

Siamo alla fine dell'estate del 1870, l'Amministrazione Comuna le di Alassio, nella persona del suo Podestà, affronta il problema delle scuole di cui la città è priva, da quando l'hanno lasciata i Padri Domenicani.

Si è sentito parlare di un sacerdote piemontese, tal don Giovanni Bosco, che ha aperto e gestisce con alcuni altri sacerdoti di verse scuole del Piemonte: «Dobbiamo invitarlo ad Alassio», dice il Podestà.E così Don Bosco arriva in città e va in Comune. La Giunta gli fa delle proposte che gli sembrano valide e accetta l'incarico di pensare all'educazione della gioventù della zona. Bisogna però acquistare i locali, che sono nell'antico convento della Madonna degli Angeli. Si tratta di partecipare a un'asta che richiede il deposito di una cauzione di 22.000 lire (all'epoca una somma enorme!)

E Don Bosco in tasca non ha una lira. Sorridono i notabili alassini, ma lui ha dalla sua la Provvidenza.

Sulla piazza Sant'Ambrogio abitava un sacerdote, don Ampugnani, canonico della parrocchia, uomo di famiglia ricchissima: Don Bosco va da lui a chiedere un prestito. «Glieli do volentieri caro Don Bosco, ma non subito, perché non ho una tale liquidità», dice l'Ampugnani. Ma a Don Bosco i soldi servono subito, per ché l'asta sta per scadere.

Sarà lo stesso canonico a suggerire a Don Bosco di provare a chiedere al signor Fugassa, padrone marittimo, con scagno (= ufficio) in fondo a Via Torino, proprio dove ora si trova "U recantu di Pescaui" (= l'angolo dei Pescatori).

Quest'uomo molto danaroso curava gli scambi commerciali con la Corsica e con la Sardegna. Periodicamente suoi bastimenti attraccavano al vicino molo, trasportando barili di pesce lavorato (tonno e sue parti, acciughe, sardine sott'olio e sotto sale), corallo, vino, ecc.

Via Torino all'epoca non era asfaltata, univa l'attuale Aurelia al mare, e aveva su entrambi i lati un filare di ombrosi lecci.

Don Bosco la percorre fino a arrivare allo scagno e, entrando, la prima persona che incontra seduta ad una scrivania è Saverio, il contabile del signor Fugassa, oggi diremmo il ragioniere della ditta. E un uomo sulla quarantina, alassino puro sangue, sposato con tre fìglie (una quarta nascerà qualche anno dopo), molto religioso.

Don Bosco si presenta e chiede di poter parlare con il padrone, che ha la sua postazione su un soppalco, leggermente più alto, cui si accede salendo pochi gradini.

Saverio fa accomodare il reverendo (così lo chiama) e Don Bosco si presenta davanti al Fugassa, esponendo la sua richiesta.

Ma Fugassa non ci sente, si mette ad urlare: «Ma come faccio a fidarmi di un prete mai visto e conosciuto che si presenta davanti a me con una richiesta esorbitante! Via, via che ho tanto lavoro e non ho tempo per queste cose!»

Don Bosco, sorridendo, ringrazia lo stesso e si avvia alla porta: passando davanti a Saverio gli sorride e lo saluta con un arnvederci. Passa qualche minuto e Fugassa chiama Saverio. «Scommetto che tu glieli avresti dati! Basta che vedi un prete e non capisci più nulla!». «Vede Padrone, io ho una famiglia con tre bambine piccole e viviamo con la paga che lei mi da, ma se avessi avuto le sue disponibilità avrei accontentato questa sacerdote, che ispira tanta fiducia!». «Sei proprio uno scemo».

Tanto Saverio quanto il Fugassa tornano al loro lavoro, ma passano pochi minuti e il padrone si ripresenta davanti a Saverio con una busta in mano. «Toh! Qui ci sono le 22.000 lire. Portale al tuo prete!» Saverio non se lo fa ripetere due volte e inforca Via Torino. A metà strada, sotto un albero c'è Don Bosco sorridente, che gli dice: «Ti aspettavo Saverio (lo chiama col suo nome senza averlo mai saputo), sapevo che saresti venuto!»

Saverio Quartara era il mio bisnonno da parte della mamma e nella mia famiglia questo bellissimo ricordo si è tramandato fino a me.

Don Bosco ha fatto tanto per la città di Alassio: ha aperto la scuola elementare, poi subito dopo il ginnasio e il Liceo, primo liceo salesiano, l'Oratorio. Ma il dono più grande è quello di averci donato Maria Ausiliatrice, la nostra mamma celeste. A lui il nostro grazie!

Chiedo umilmente perdono se ritengo la Casa Salesiana di Alassio un po' anche mia: dopo tutto i soldi che l'hanno comprata sono passati per le mani di un mio lontano avo.

Antonio Tassara